Mercoledì 26 Maggio 2010 07:11
Avatar

Deficit sanitario dell'anno 2009

Nel 2005 il deficit  sanitario nazionale ha sfondato per la prima volta i 100 miliardi di euro. L’anno prossimo sfiorerà i 120 miliardi. La spesa sanitaria italiana da  alcuni viene considerata  la madre di tutti gli sprechi. E’ una sorta di buco nero che ormai inghiotte e distrugge poco a poco la ricchezza degli italiani.
Negli ultimi 5 anni è cresciuta del 20%. Il prodotto interno lordo nominale solo del 4%.
Perfino l’altra palla al piede dei conti pubblici italiani, quella degli stipendi della pubblica amministrazione, sta per passare in secondo piano: le retribuzioni lorde in questi ultimi 5 anni sono passate da 116 a 124 miliardi di euro.

Nel 2009 il deficit sanitario nazionale cioè la somma dello scostamento fra budget assegnato e spesa effettiva nella sanità, è stato di 3,4 miliardi di euro, soldi  sottratti ad investimenti o ad altri settori della spesa sociale. Più di un terzo del buco sanitario nazionale è dovuto alla regione  Lazio di Piero Marrazzo.
Il settore della sanità è quello che più di ogni altro avrebbe bisogno del federalismo fiscale: basterebbe definire i costi standard di ciascuna regione in base al costo del servizio pro abitante.
Perché oggi con i trasferimenti centrali, con il ripianamento dei debiti concesso troppo generosamente per decenni, si è riusciti nel doppio miracolo di scassare i conti di uno Stato e di compiere una delle più gravi ingiustizie sociali e territoriali che la storia d’Italia possa raccontare.
Il buco della Sanità nasce in  particolare da 4 regioni.
Lazio, Campania, Puglia e Calabria, tutte regioni amministrate da giunte di sinistra
E’ lì che gli ospedali sono sorti come funghi, alcuni sono diventati assumifici delle clientele locali, pieni di personale a stipendio fisso e garantito. E non funzionano: la malasanità dilaga, gli stessi abitanti di quei territori hanno problemi seri ed emigrano verso altre regioni.
Sarà bene che i costi di questo turismo sanitario vengano in futuro pagati dagli abitanti di queste regioni poco virtuose, con aumenti Irpef e Irap che scatteranno inevitabilmente ad ogni nuovo deficit.

Il miliardo e 300 milioni di euro di deficit annuale del Lazio (cui si aggiungono oltre 10 miliardi di debito pregresso) ha un’origine sola: troppi ospedali pubblici, troppi grandi ospedali privati, troppe strutture private accreditate. L’unica soluzione possibile è quella di ridurre la presenza dello Stato e lasciare in piedi, nel pubblico come nel privato, solo le strutture  che rispondano a una esigenza reale della popolazione.
Nessuno più paghi i guai, le passioni dissipatrici e le clientele di un altro.

 

Registrati per lasciare qui il tuo commento!